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|modelli concettuali| Integrazione dei modelli concettuali e logici nei sistemi e nella loro rappresentazione (di Piero Magnani) link all'elaborato

|provider ed e-mail| Il possibile sviluppo dell'utilizzo probatorio delle e-mail nel contenzioso giudiziale, puo' comportare un discreto onere a carico di tutti i provider (di Stefano Camerini www.consulentelegaleinformatico.it).

Provider ed e-mail probatorie.

La decisione del Tribunale di Cuneo di emanare un decreto ingiuntivo valutando che la produzione di alcune e-mail intercorse tra le parti potesse configurare prova scritta, ha destato in primo luogo lo stupore di quei giuristi che, nonostante non fossero di per sé diffidenti verso l’innovazione tecnologica in genere, pensavano che l’ultimo luogo in cui sarebbe entrata una e-mail sarebbe stata un’aula di Tribunale; secondariamente ha scatenato il dibattito, in ordine agli scenari aperti dal giudice piemontese, nelle principali mailing list ed i forum dedicati al cyberspazio, frequentati da giuristi e non (per tutti segnaliamo l’intervento dell’Avv. Andrea Lisi - www.scint.it - che, con chiarezza e precisione, individua le principali problematiche legate all’utilizzabilità in giudizio delle e-mail).

In questa sede cercheremo di capire il ruolo che i provider rivestono nello scambio di messaggi di posta elettronica e come di conseguenza si possa dissipare la generale diffidenza verso l’utilizzabilità processuale dei messaggi e-mail, per lo più giustificata dalla facilità con cui è possibile falsificarne contenuto e mittente. Nella prospettiva che i messaggi e-mail vengano diffusamente prodotti in giudizio, i provider assumono un’importanza fondamentale: gli Internet Service Provider o più semplicemente provider sono soggetti privati, per lo più imprenditori (ma possono essere anche enti accademici, consorzi tra università, ecc.) che, dopo aver ricevuto la disponibilità di linee telefoniche e l’assegnazione di numeri IP dall’ente preposto all’assegnazione (per L’Europa : RIPE Network Coordination Center) mettono a disposizione degli utenti, consumatori o imprenditori, una connessione ad Internet per un periodo di tempo prestabilito a fronte di un corrispettivo.

I provider pur essendo estranei alla comunicazione tra le parti, non sono terzi in senso proprio in quanto assumono contrattualmente l’obbligo di fornire determinati servizi e tra questi, tutti quelli relativi all’invio ed alla ricezione della posta elettronica.

Ogni provider mette a disposizione di ogni utente uno spazio nella memoria dei propri server nel quale vengono ricevuti, conservati e smistati tutti i messaggi di posta elettronica.

Ma l’aspetto dell’attività dei provider che qui maggiormente interessa è la predisposizione di registri informatici detti log in cui vengono salvati tutti i messaggi di posta elettronica inviati e ricevuti da ogni utente al fine di prevenire ogni contestazione da parte degli utenti in ordine alla effettività del servizio, alla quale il provider è contrattualmente obbligato.

Inoltre, tutti i messaggi, inviati e ricevuti, possono essere recuperati con appositi software - anche se cancellati - e quindi non vengono mai radicalmente distrutti.

Questo sistema offre la possibilità al giudice, in caso di controversia, di richiedere a ben due soggetti (provider di invio e di ricezione) di dare controprova dell’avvenuto scambio di e-mail perché di ognuna di queste rimanga traccia nei log di entrambi.

Dopo la pronuncia del giudice di Cuneo, è probabile che si diffonda tra i provider la tendenza ad aumentare i livelli di sicurezza dei propri database, nella prospettiva di poter essere chiamati in giudizio per fornire al giudice la controprova della avvenuta corrispondenza telematica, assolvendo di fatto la funzione di notai della rete.

Com’è noto, il decreto ingiuntivo a seguito di mancato pagamento, viene emesso sulla base di documenti prodotti in assenza di contraddittorio ed è in questo che la pronuncia del giudice di Cuneo ci pare particolarmente innovativa perché sembra concedere una sorta di presunzione di veridicità alle e-mail prodotte (salvo il diritto di opporsi in opportuna sede per la parte contro cui l’e-mail è stata prodotta).

È perciò facile immaginare che, qualora se ne ravvisasse la necessità e l’opportunità, sarà la società convenuta ad avere l’onere probatorio di dover richiedere al proprio provider, ed eventualmente a quello di controparte, di certificare che le e-mail in oggetto non possono essere in alcuna maniera attribuite a persona certa.

Il problema della falsificazione è senz’altro reale, ma probabilmente sopravalutato nel senso che, se è senz’altro possibile inviare messaggi di posta elettronica apparentemente attribuibili ad altri o addirittura anonime, registrandosi presso un qualsiasi provider con un nome di fantasia e di un altro soggetto (condotta che costituisce comunque reato) è altrettanto vero che di questa operazione rimane traccia non solo sul provider di invio ma anche su quello di ricezione con tutte le conseguenze civili e penali che vi fanno seguito.

L’apporto dei provider in giudizio trova tuttavia alcuni ostacoli difficilmente ad oggi superabili: nessun provider può accertare l’identità di chi scrive il messaggio.

Fin quando i processi di autenticazione basati su rilevamenti biometrici (come scansione della retina o dell’impronta digitale) non saranno di uso comune, la certezza della paternità di un e-mail rimarrà legata a doppio filo, oltre che alle problematiche in tema di firma elettronica, alla fiducia degli operatori in questo mezzo ed al prudente apprezzamento del giudice nella fase giudiziale.

Il problema assume tuttavia scarsa rilevanza nei rapporti tra imprese, in quanto le conferme inviate via fax con carta intestata possono arginare la casistica nelle previsioni normative in tema di falsus procurator.

Infine può essere interessante suggerire alcuni accorgimenti meramente pratici in conseguenza della acquisito rango della posta elettronica: in primo luogo richiedere una conferma di lettura unitamente ad ogni messaggio. In questo modo l’e-mail deve essere riscontrata al momento della lettura con l’invio di un nuovo messaggio di prova dell’avvenuta notifica.

Può poi essere utile adottare la buona abitudine di ricopiare su ogni messaggio il contenuto dell’e-mail precedentemente ricevuta in modo da dare continuità alla corrispondenza in previsione di una possibile ed eventuale contestazione circa l’autenticità di una o più e-mail.

Occorre quindi prendere atto che, alla sempre maggiore diffusione della posta elettronica negli scambi commerciali e professionali, deve corrispondere un discreto onere a carico di tutti i provider in vista del possibile sviluppo dell’utilizzo probatorio delle e-mail nel contenzioso giudiziale.

|software e contenuti digitali| Il software piu' simile ad un organismo biologico artificiale piuttosto che ad un'opera artistico/culturale o peggio ad un artefatto architettonico/ingegneristico (di Giulio Beltrami 11/12/2003).

Il software sia anche un soggetto di diritti e non solo un oggetto.

Sebbene, come risulterà anche alla fine, l’informatica sia un argomento troppo serio per lasciarlo alla mercé degli informatici, mi consento di esprimere un parere sulla natura del software e dei contenuti digitali, in qualità di informatico che ha iniziato a lavorare quando i programmi dovevano girare in 4000 bytes di memoria.

Questo perché rilevo un certo misconoscimento di quelle che ritengo siano alcune meravigliose e sorprendenti proprietà del software e, in prospettiva, dei contenuti digitali multimediali; non solo negli utenti degli attuali sistemi di elaborazione delle informazioni, ma a volte anche negli stessi addetti ai lavori.

Proprietà che non possono non condizionare l’approccio etico e legale da adottare nella concezione, produzione, distribuzione e quindi utilizzo e manutenzione di prodotti informatici, che stanno permeando la società, l’economia e la vita di tutti noi.

In realtà i principi teorici ed i possibili utilizzi pratici dei codici digitali e del software sono stati stabiliti da oltre cinquant’anni da un gruppo di eminenti scienziati tra cui Von Neumann, Shannon, Turing, Wiener, ecc.

La storia nasce con la costruzione apparecchiature elettroniche - chiamate calcolatrici o tabulatrici (rivolte a dati numerici oppure anagrafici/bibliografici) - in grado di assumere dall’utente, trasformare internamente - in modo più o meno complicato - ed infine mostrare all’utente sequenze di simboli; sostanzialmente testi opportunamente codificati, secondo le leggi della teoria dell’informazione.

E il primo salto evolutivo fu l’apparire di nuovi apparati elettronici - chiamati elaboratori - in grado di conservare internamente una parte dei testi immessi - denominata programma - e poi di utilizzarla per stabilire di volta in volta le regole di trasformazione da applicare a dati di qualsiasi natura e significato.

A questo punto nacque anche la figura del Programmatore e, insieme a lui, alcune diatribe, che si trascinano fino ad oggi:

· Se la scrittura dei programmi sia artigianato oppure ingegneria

· Se il programma sia un opera di ingegno, considerando la sua origine nella mente del Programmatore, oppure un artefatto, considerando il suo destino entro un marchingegno che opera nel mondo.

Ma nel frattempo la situazione si è ulteriormente complicata:

· Il numero e la complessità dei programmi è cresciuta enormemente, tant’è che si parla di software per l’insieme dei programmi che governano un elaboratore.

· Parallelamente si è sviluppata una rigogliosa Industria del software, che tuttavia stenta a maturare, per la difficoltà di capire, e sopratutto di far capire e quindi di valorizzare, la vera natura del software e dei relativi processi di produzione.

Ad esempio potrà stupire il fatto che un moderno Personal Computer è fatto per il 90% di software e per il 10% di hardware, inteso come mera elettronica; infatti ogni componente presunto hardware, a partire dal microprocessore, è in realtà infarcito di software invisibile, non solo agli utenti ma anche alla maggior parte degli specialisti informatici che ci girano attorno.

Credo che sia giunto il momento di considerare il software del terzo millennio come una entità che per le sue caratteristiche peculiari:

  • La necessità di utilizzare software (sistema di sviluppo) per sviluppare software.
  • La indeterminatezza dei confini fra un software ed un altro; considerando che le distinzioni, ad esempio fra Sistema Operativo e Applicazione, sono a volta delle utili convenzioni teorico/didattiche e spesso solo convenienti modelli di vendita.
  • La possibilità, ed anche l’utilità, di sviluppare nuove prestazioni in modo finemente incrementale, riutilizzando o trapiantando del software esistente.
  • La necessità di manutenzione continua, correttiva ed evolutiva, per qualsiasi componente o sistema software.
  • L'imprevedibilità del successo o fallimento di mercato di qualsiasi soluzione software, indipendentemente dalla sua qualità tecnica oggettiva e dall ’impegno profuso.
  • L'impossibilità di produrre software privo di errori e comunque esente da comportamenti imprevisti.
  • Le ultime tendenze dell’evoluzione tecnologica, dal paradigma a oggetti a quello a servizi, che trasferiscono il valore del software dal contenuto (programma) al comportamento (interfaccia) e dalla funzione (cellulare) alla collaborazione (pluricellulare).

sia assimilabile a una sorta di organismo biologico artificiale piuttosto che a una opera artistico/culturale o peggio a un artefatto architettonico/ingegneristico.

Un incoraggiamento, se non la prova del nove, della validità di tale approccio, mi perviene dalle analogie con certe discussioni in corso sulla natura, le prospettive ed i limiti della ingegneria genetica: perché non provare a considerare il software come il genoma del mondo artificiale che si sta dispiegando alacremente su quelli - fisico, biologico e culturale - tradizionali!

Ma se tale concezione prendesse piede, gli effetti sul piano etico e legale, potrebbero essere rivoluzionari: a partire dal riconoscimento che il software sia anche un soggetto di diritti e non solo un oggetto!

In particolare bisognerebbe considerare:

  • Il ruolo del produttore, che da proprietario diventerebbe una sorta di padre/tutore del software generato a partire da un patrimonio software genetico, per lo più ereditato.
  • Da una parte la consapevolezza che il software deve potersi evolvere spontaneamente, per mutazione tecnologica e selezione di mercato.
  • Dall’altra la necessità di preservare in qualche modo le specie di software più deboli, dalla sopraffazione delle specie più forti e a maggior ragione dal genocidio.
  • Meccanismi di remunerazione economica basati sui servizi di assistenza all’uso e di manutenzione del software, invece che sull’acquisto o la licenza d ’uso.

E passando dal software ai contenuti digitali multimediali di ultima generazione, non ci si scosta di un centimetro dalle precedenti posizioni! In quanto le recenti tecniche di codifica, XML in testa, fanno si che tra software e contenuti non ci sia pi ù una differenza sostanziale.

In particolare:

  • I contenuti digitali, opportunamente connotati dal punto di vista lessicale, sintattico e semantico, fungono sia da dati che da metadati; in grado di governare la generazione di ulteriori contenuti e sollevando quindi le stesse problematiche di riutilizzo e di sviluppo incrementale (ritocco) viste per il software.
  • Come per il software i contenuti digitali devono essere periodicamente ricopiati e ricodificati, per essere conservati nel tempo a fronte della corruzione e/o obsolescenza del materiale di supporto e dei sistemi di interpretazione, tenendo conto del maggior volume di informazione da trattare ogni volta.
  • Come per il software i meccanismi di remunerazione economica dovrebbero dipendere dai servizi di manutenzione, distribuzione e personalizzazione, in una prospettiva di auto-editoria, propiziata dall’utilizzo delle nuove tecnologie. (es. BLOG. Print On Demand, Download, ecc.).[1]

Considerando che l’analisi e valutazione degli aspetti etici e giuridici del software e dei contenuti digitali dovrebbe essere svolta di pari passo con quella dell’ingegneria genetica, sono costretto a concludere che l’informatica sta diventando una cosa troppo seria per essere lasciata agli informatici e di conseguenza tolgo il disturbo.

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[1] Ciò che per altro già avviene per la pornografia in rete

|Open - Closed| Rileggendo il passato, quale futuro?

Open Source, sara' vera gloria?

Vorrei fare una piccola riflessione sulla possibilità di penetrazione dell'open source all'interno delle aziende.

Alcuni anni or sono c'erano alcune suite office sul mercato, con prestazioni simili, ma prezzi molto diversi (la smartsuite di lotus costava un quarto di MS-office).

Perchè le aziende hanno (quasi) tutte adottato quella di Microsoft? Per la presunta maggior ricchezza di funzionalità? No. Al 90% degli uffici è sufficiente il 30% delle funzioni disponibili.

Per la maggiore stabilità? No. Microsoft è leader mondiale di patch e aggiornamenti per risolvere i bug del suo software

Per la grande capacità di marketing? Forse, ma i venditori di Microsoft devono essere dei maghi se riescono in quello in cui tutti gli altri falliscono: far spendere alle aziende molto di più per avere le stesse cose.

Probabilmente il successo è dovuto a un circolo virtuoso (per Microsoft) o vizioso (per gli altri).

La supposta capacità di assistenza e formazione ha cominciato a far preferire MS-Office, MS-Office si è diffuso e quindi sono nati i primi MS-partner che hanno fatto business con la formazione e l'assistenza su MS-Office, questi MS-partner sono aumentati di numero e hanno creato una conoscenza diffusa della MS-suite, le aziende hanno avuto sempre maggiore certezza della disponibilità di risorse dedicate alla formazione e all'assistenza riguardante la MS-suite e quindi l'hanno preferita in misura sempre maggiore e così via verso l'occupazione totale del mercato.

In questo modo si è giunti all'istituzione di uno standard 'di fatto' non scelto per la sua funzionalità, qualità, convenienza, ma solo perchè gli utilizzatori ormai lo conoscevano bene.

A questo punto ci si può chiedere: quale evento può stravolgere questo scenario?

Quando sono crollati i miti degli anni 80 (lotus 123, wordstar...) l'evento scatenante è stato l'avvento di windows e la sinergia di excel e word con il nuovo S.O., anche se inizialmente sia windows che i programmi erano colmi di bachi (ma le funzionalità minime necessarie ai più sono sempre state garantite).

Ora un possibile fattore potrebbe essere la diffusione di linux, ma linux (sui client) non si diffonde per molti motivi.

E' indubbiamente più complesso di windows da installare, non viene pre-installato sui pc in vendita, ha un'immagine opaca o addirittura inesistente per il grande pubblico, ecc...

Secondo me, l'unico evento che potrebbe rivoluzionare il settore potrebbe passare da una rivoluzione dell'hardware: se nascesse un'idea alternativa (a intel x86) con delle possibilità tutt'ora impensabili (consumi, miniaturizzazione, capacità di calcolo, I.A., ecc...) a prezzi molto interessanti e la comunità linux riuscisse a produrre un sistema funzionante e accattivante prima di .net allora si potrebbe pensare alla crisi dell'attuale circolo.

Altrimenti? Altrimenti prepariamoci al nuovo mondo .net e compriamoci un bel po' di vasellina perchè ci promettono grandi cose, ma tutto questo (come minimo) ci costerà un sistematico e drastico rinnovo dell'hardware che sarà diventato istantaneamente inadatto e lento, avremo patch e patch delle patch di alcuni giga da scaricare (gratuitamente, bontà loro!) per avere miglioramenti di sicurezza e... peggioramenti di prestazioni.

Gabriele Cappelletti (web master di non solo sport)

Approfondimenti:

  • Provider ed e-mail file "provider_ed_email.ptf"
  • Software e Contenuti Digitali file "softcont.ptf"
  • Open Office.org sito "openoffice.org"
  • OpenOffice.org.it sito "it.openoffice.org"
  • itmentor.it sito "itmentor.it"
  • Come migrare a OS da sito "itmentor.it"
  • non solo sport sito "non solo sport" (G.Cappelletti)
  • Piero Magnani sito di Piero Magnani